Carissimo Gianfranco,
mi fa piacere che l'attivazione, ma a quanto pare anche il materiale introduttivo messo a disposizione in questo sito, ti abbiano aiutato a sentirti maggiormente a tuo agio con te stesso.
A vari gradi e con situazioni molto personali ognuno di noi nella vita fa l’esperienza del percepire in maniera soggettiva parti e manifestazioni del sé che a quanto pare non corrispondono anche alla percezione altrui. Questo nella vita è normalmente fonte di frustrazione. Il fatto che ci rendiamo conto che non riusciamo a trovare un modo per comunicare ad altri ciò che sperimentiamo in noi normalmente non ci fa sentire esseri unici, speciali, ma piuttosto esseri anormali.
Cominciamo a ritenere che visto che nessuno prova o percepisce ciò che noi proviamo, allora dobbiamo avere qualcosa che non funziona.
Se non abbiamo la fortuna di avere al nostro fianco durante la nostra maturazione qualche persona di mente e cuore aperto, qualcuno che possieda una marcata esperienza di consapevolezza di sé, nel migliore dei casi passiamo i nostri giorni nel tentativo di “normalizzarci”, cercando di ignorare ciò che invece viene naturale dentro di noi… E può essere così per tutta la nostra vita. È come avere un mondo inesplorato e meraviglioso a nostra disposizione, potenzialmente pieno di nuove esperienze e scoperte, ma rimanere immobili per sempre sulla soglia per il timore di potervi perdere noi stessi.
La cosa è alquanto singolare: come potremmo perdere noi stessi in noi? Non sarebbe più logico ritenere che in quel mondo interiore potremmo piuttosto trovare noi stessi?
Tuttavia la nostra ordinaria e condivisa esperienza 4D si basa molto sulla validazioni che riceviamo dagli altri. Per come è costituita la nostra mente (e non è un male in sé, la mente è semplicemente funzionale a farci permanere con efficacia nell’esperienza 4d) dubitiamo della “verità” che si presenta come autoevidente in noi e diamo per valida piuttosto la “verità” che ci è confermata dagli altri.
La frustrazione che proviamo è proprio data dal fatto che la mente vuol imporci la sua interpretazione ma il nostro essere, persino il nostro corpo, sanno che i fatti non stanno così. Alla lunga questa mancanza di concordanza tra la nostra mente conscia e la nostra consapevolezza profonda può provocare non solo tristezza, stress, ansie, depressioni, ma anche malattie croniche del corpo. Sono per caso sintomi che abbiamo sperimentato anche noi? 
Forse questa che stiamo vivendo è un’epoca buona per permettere all’Umanità di considerare la realtà che ci circonda non più solo come l’insieme delle esperienze oggettive e condivise da tutti, ma anche come l’infinito insieme delle esperienze soggettive di ognuno, e persino di tutti i potenziali inespressi relativi a queste esperienze. In pratica una considerazione “quantica” della realtà, come si usa ultimamente dire.
Anche per questo ritengo che la condivisione del materiale in questo sito, ma soprattutto lo spazio ai commenti, alle testimonianze e alla discussione del forum abbiano un valore in sé: rendere evidente che le esperienze, le percezioni interiori soggettive sono molteplici, sono in ognuno di noi, possono essere diversissime ed ogni esperienza soggettiva ha il diritto di essere riconosciuta da chi la vive in primo luogo e di essere condivisa per edificare ma anche per incoraggiare altre persone riguardo alla propria realtà interiore.
Io ringrazio te Gianfranco,
un abbraccio,
Diego